Elise Valere: Ho
letto che sei attore, ma anche cantante di un gruppo rock:
potresti parlarci un po' del tuo percorso artistico?
Walter Tiraboschi: Il
fatto di cantare è iniziato
tutto molto come un gioco, nel senso che io, se sono cantante
di un gruppo rock, è perché è nato durante
il periodo del liceo, sono quelle situazioni da ragazzini che
però vanno avanti. Il motore per andare avanti è dato
sopratutto dall'affetto e dallo stare insieme, potremmo trovarci
per una birra, che la stessa cosa invece investiamo il nostro
tempo a fare canzoni, ho iniziato facendo canzoni di altri e
poi ci siamo dedicati alle canzoni nostre ed ai testi, li scrivo
io: sono canzoni un po' tristi. Non so perché. Forse perché,
va bene, siamo più portati inevitabilmente à tirare
fuori gli aspetti un po' più problematici, quando si scrivono
i testi.... c'è stato un lungo periodo della mia vita
in cui ero convinto che fare teatro potesse essere solo un hobby;
in effetti, ho avuto delle esperienze lavorative significative,
per esempio ho lavorato in banca e però ho capito poi
che in qualche modo dovevo risolvere questa cosa e quindi decidere
se era possibile vivere facendo solo teatro… e oramai lo sto
facendo da diversi anni. Oltre a fare gli spettacoli, io lavoro
molto nella formazione quindi con i ragazzi più adulti;
tengo dei corsi sopratutto in questi ultimi tre anni, lavoro
molto nella costruzione di spettacoli con questi ragazzi. E'
un'esperienza veramente importante nel senso che ci sono esperienze
in cui molte volte quello che tu porti a casa è molto
di più rispetto a ciò che dai, nel senso che ti
mette di fronte ad una situazione della vita, che insomma è ricca
di tante cose. E anche: fare teatro con questi ragazzi dà un'idea
di teatro molto leggera per certi versi; nel senso che, secondo
me, il teatro è fatto di delicati equilibri. Ci sono 2
parole chiave: gioco, nel senso più alto del termine,
e generosità. E sono convinto che, per esempio, un attore
che inizia a recitare con l'idea di “adesso faccio vedere quanto
sono bravo” parte male. Però, nello stesso tempo, l'altra
faccia della medaglia è che se tu non credi in quello
che fai, non puoi aspettarti che gli altri ci credano, insomma...poi è arrivata
questa occasione di lavorare con un artista come Angelo Branduardi
attraverso un'audizione, mi avevano comunicato del fatto che
c'era questa audizione. Mi sono presentato ed è andata
bene, insomma.
Questo era a febbraio
del 2004, perché, di fatto, tutto poi è iniziato
il 1 febbraio 2004. E ovviamente in queste cose conta molto
anche la fortuna; c'è il fatto di avere certe caratteristiche
fisiche rispetto al personaggio che dovevo interpretare.
E.V.: Pensi che quest'esperienza
ti abbia cambiato?
W.T.: La
lauda certamente mi ha cambiato, anche perché io ho fatto molti spettacoli
nel passato però non ad un livello di questo tipo, questo
sopratutto è molto
importante per me dal punto di vista personale: il fatto di fare
tanti spettacoli tutti insieme, di stare lontano da casa anche
per 2 mesi di fila senza mai tornare a casa ed ovviamente dovere
sempre andare in scena cercando di dare il miglio di se stessi; è una
palestra molto importante, molto significativa nel senso che è una
prova vera perchè uno può avere un sacco di problemi.
C'è anche questa cosa: il gruppo è molto bello,
però ovviamente, sei in giro con persone che comunque
non hai scelto, bisogna adattarsi ed entrano in gioco tutte le
caratteristiche individuali di una persona. Poi lo abbiamo fatto
in tanti contesti diversi. Per esempio, questo è un aspetto
molto importante, inevitabilmente – entro certi limiti- cambia
il modo di recitare se siamo in un contesto un po' più protetto
tipo quello del teatro piuttosto che un palazzetto dello sport,
piuttosto che all'aperto. Ci sono dei piccoli accorgimenti rispetto
al modo di utilizzare la voce per esempio, in un contesto teatrale
più protetto, si può cercare di giocare, utilizzando
le tonalità più basse, cercando di dare dei colori
diversi ovviamente invece nel contesto aperto, bisogna essere
più coinvolgenti, un po' più ampi, un po' più grossi.
E.V.: Puoi evocare
per noi il miglior - o il più comico - ricordo di
questa esperienza?
W.T.: Ci
sono state tante situazioni divertenti... Sicuramente, inevitabilmente,
abbiamo fatto più di
cento repliche, anche le situazioni in cui c'è qualche
problema legato a qualche inconveniente ed anche questa cosa è molto
importante: ogni problema deve necessariamente essere risolto.
E' capitato che ci fossero degli infortuni, per esempio è capitato
ad una ragazza di farsi male in scena e quindi bisognava comunque
andare avanti... ha preso una brutta storta e per due mesi non
ha potuto più ballare, però bisogna ovviamente
andare avanti, trovare una soluzione. Poi, oltretutto - uno degli
aspetti più strani ovviamente è stato quello di
lavorare con Angelo Branduardi, nel senso che sono molto appassionato
di musica, anche la musica italiana cantautorale... è veramente
un po' strano trovarsi sullo stesso palco con una persona che è sempre
vista come una icona,... però è una persona molto
carina, anche dal punto di vista umano. Ricordo particolarmente
che forse una delle prime volte in cui veramente mi sono emozionato
- emozionato nel vero senso della parola - è stato quando...
alla quarta replica, Angelo ha preso la chitarra per fare un
bis e ha fatto con noi sul palco, per la prima volta, “Confessioni
di un malandrino” che è una canzone meravigliosa, una
delle più belle della musica italiana, e li, effettivamente,
mi è venuto proprio la pelle d'oca... era un momento di
grande emozione.
E.V.: A gennaio la
lauda proseguirà all'estero ed il musical sarà un'occasione
di continuare a portare il messaggio di San Francesco in
Italia...
W.T.: Secondo
me, c'è un
problema grosso, non è un problema ma il fatto che la
( Lauda ndr) rende diversa, mai in modo molto forte ovviamente, è l'assenza
del riferimento di Angelo; è vero io canto, però sono
un attore ed è giusto che ci sia per questo tipo d'approccio,
cioè nel senso... non possiamo metterci in condizione
di cercare di essere Angelo Branduardi, non lo siamo e non lo
saremo mai quindi bisogna trovare equilibri diversi per cui dobbiamo
metterci nell'ottica che sono i personaggi che si esprimono cantando;
però è un lavoro teatrale, molto più teatrale
di per sè, se c'è Angelo Branduardi in scena, ovviamente,
con la sua personalità, è inevitabile che non è cosi,
bisogna ovviamente trovare un equilibro diverso, rendere tutto
più organico, più omogeneo anche per riuscire a
proiettarci di più perché l'impresa non è da
poco, il fatto che sono canzoni importanti, canzoni anche difficili
per certi versi e ovviamente caratterizzate fortemente dal fatto
che sono sue. Non possiamo correre il rischio di fare karaoke,
dobbiamo trovare un modo di dare lo spessore del personaggio
Bernardo che canta le canzoni e non io Walter che canta le canzoni;
non voglio fare il cantante, voglio fare l'attore... sono equilibri
da trovare.
E.V.: Ti sembra che
il Musical abbia come la Lauda un messaggio religioso o la
natura stessa di questo spettacolo porta a qualcosa di più universale?
W.T.: Da
un punto di visto religioso, io sono rimasto molto affascinato
dalla figura di san Francesco. Per quello che ne avevo sentito
parlare, poi ovviamente per fare questo spettacolo, ho approfondito
un po' la conoscenza su questo personaggio ed è inevitabilmente
affascinante nel suo essere... in questo suo duplice peso,
cioè molto
spesso una delle discussioni che viene fatta è se considerarlo
più uomo o più santo, è un personaggio di
tale grandezza, tale ricchezza, è una figura veramente
rivoluzionaria per cui c'eravamo posto delle domande anche in
passato rispetto al discorso dell'aspetto mistico del nostro
modo di interpretare questi personaggi... io, come tipologia
di attore, cerco di trovare quella leggerezza che non corra rischio
di sovraccaricare questa cosa perché so che è qualcosa
che già ha una sua importanza e nel momento stesso che
viene caricata di enfasi... è un problema, quindi solo
una strada giusta è quella di una leggerezza consapevole,
ovviamente sono equilibri da trovare però è importante
cercare di stare lontano dal rischio di fare gli attori.
E.V.: Ma il fatto
che questo santo ti accompagna ancora uno, due anni, non
ti stanca?
W.T.: No.
però non
ci impedisce di metterci in gioco anzi, c'è ovviamente
la paura di provare un certo senso di inadeguatezza in un progetto
di questo tipo; però è bella la possibilità di
sperimentarsi, di provare almeno a farlo.
E.V.: Avevi già pensato che un giorno
avresti potuto partecipare a un tale progetto?
W.T.: No,
non ci ho pensato mai, sono molto fatalista.... vediamo ciò che
succede e cerchiamo a risolvere il problema...
E.V.: Per il pubblico cosa potrà demarcare
il musical della lauda?
W.T.: Più o meno
in sostanza la struttura è la stessa. Il problema è lo
stesso di prima. C'è il fatto che ovviamente non ci
sarà la
figura di riferimento di Angelo Branduardi. E quindi dobbiamo
trovare un modo di rendere tutto più organico.
E.V.: Per
trovare la personalità propria del musical ?
W.T.: Esatto,
saremo più forti
come gruppo, sicuramente, nel senso che... perché ovviamente è un
cosa bella e anche una cosa logica che nella lauda, c'è la
figura di riferimento di Angelo Branduardi, tutti noi in qualche
modo e in senso positivo dobbiamo essere giustamente al servizio
di una presenza così importante; venendo a mancare questa
presenza cosi importante dobbiamo essere forti, noi, come gruppo.
per fare in modo che la cosa funzioni.
E.V.: Quale
cose sono state adattate per fare della lauda un musical?
W.T.: Allora
c'è un
nuovo attore, un nuovo attore che in qualche modo ricorderà la
figura del narratore e quindi fa un po'... un narratore anche
abbastanza giocoso, anche abbastanza divertente, l'idea è di
ridare un ritmo. E che sostanzialmente dal punto di vista del
contenuto riprende quello che già diceva Angelo nello
spettacolo, che introduce e che crea in qualche modo la situazione
e poi i piani si sovrapongono, questo è una cosa proprio
bella, il corpo di ballo è lo stesso ed è meraviglioso,
sono delle ragazze molto, molto brave.
E.V.: E per la musica?
W.T.: Dovremmo
cantare sulle basi, ci sarà della musica dal vivo, sarà tutto
nuovo... Anche questo è una responsabilità, una
cosa nuova ....
E.V.: Come è stata la prima rappresentazione
di questo musical?
Quale la reazione del pubblico? È stato entusiasta?
W.T.: il
pubblico ha....siccome eravamo in questo teatro dove c'erano
qualcosa come 600 persone c'era molta tensione, ovviamente
da parte nostra, e quindi la tensione ti porta ad essere
concentrato sopratutto su te stesso nel momento stesso in
cui riusciamo ad alleggerire riusciremo a dare molto di più…. riusciremo ad essere più tranquilli,
più sereni.... però il pubblico ha reagito bene...ritrovarsi
insomma in una situazione di questo tipo e ..dobbiamo cercare
di stare lontani da queste forme di paragone, questo è veramente
un aspetto fondamentale, noi non lo siamo e non lo saremo mai....
E.V.: E quali sono i progetti? c'è un
musical previsto ?
W.T.: no,
non ancora sappiamo perché per
esempio adesso abbiamo ancora, prima che la lauda vada in Germania,
abbiamo per esempio a dicembre quattro date, credo che inizierà il
musical ad essere distribuito e venduto a partire del 2006
..
E.V.: Il “Musical” è un
genere molto popolare in Italia: girano già molti
spettacoli sul Povero d'Assisi. Pensi che questo musical
sia solamente uno di più o ha qualcosa in più?
W.T.: Secondo
me, anche solo per le canzoni anche solo per quelle, cioè delle canzoni
così alte,
tipiche di Angelo Branduardi, secondo me non c'era prima, c'è una
visione un po' distorta.. innanzitutto è importante
questa cosa che comunque questa è una lauda e quindi
riprende veramente la connotazione storica della lauda come
struttura e purtroppo c'è in Italia l'idea del musical
con un po' di riferimento allo stereotipo americano e secondo
me questo è un progetto molto più interessante,
qualitativamente più interessante, e perché comunque è più organico, è una
cosa meno estetica, è più legato insomma e sarà probabilmente
un discorso lungo da fare però mi piace molto l'idea
che abbia questo tipo di struttura. Nel senso che se si è da
definire un musical, però ha delle caratteristiche di
profondità che molto spesso i musical non hanno anche
rispetto al fatto che sono stati fatti tanti spettacoli sulla
figura di San Francesco, però è una figura, nella
sua complessità in cui inevitabilmente viene per un
motivo o per l'altro banalizzata mentre secondo me grazie soprattutto
alle canzoni, qui no.
E.V.: Quale
elemento ha più importanza per te ? Lo scenario
della scena, il pubblico o il luogo della rappresentazione?
Cosa ha più influenza su te?
W.T.: In
un contesto non mi lascio condizionare molto nè dal pubblico nè dalla
situazione, sono un attore molto di stomaco , mi piace andare
nell'ottica di vivere quello che è... per esempio, per
certi versi, mi capita di recitare in modo diverso in base
a impulsi diversi che arrivano in scena e secondo me è importante
avere la capacita di riuscire a seguire questa cosa qua perché questo
ci permette di evitare di essere meccanici. si spera, ci si
prova, poi non sempre si riesce… però l'idea è questa.
Si, per cui sono molto li, sul palcoscenico. Molto stomaco,
mi è capitato di fare tanti spettacoli e una delle cose
che mi piace tantissimo come approccio mentale è il
fatto di mettere un po' da parte... di spegnere il cervello..
di mettere il cervello in off, il clown non pensa, il clown
fa, nel senso che… perché altrimenti mentre recito sono
concentrato su come sto usando la voce, mi sto giudicando,
sono troppe cose insieme, cioè facciamo, c'è generosità ….via,
buttar fuori, buttar fuori, si
E.V.: Se
un giorno, un produttore proporrebbe di realizzare un film
basato sulla struttura del musical, pensi che sarebbe una
buona idea?
W.T.: ma
secondo me, se n'era parlato anche rispetto a una ipotesi
di questo tipo e secondo me ci sono tutte le possibilità qualitative
perché possa
essere un'operazione interessante..
E.V.: In
tal caso, ti piacerebbe partecipare ?
W.T.: si, ovviamente, si
!