Walter Tiraboschi

Cantante e attore, interprete del ruolo di Frate Bernardo nella Lauda Francesco di Angelo Branduardi così come nel prossimo spettacolo “ La Lauda di Francesco – il Musical”.

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Elise Valere: Ho letto che sei attore, ma anche cantante di un gruppo rock: potresti parlarci un po' del tuo percorso artistico?

Walter Tiraboschi: Il fatto di cantare è iniziato tutto molto come un gioco, nel senso che io, se sono cantante di un gruppo rock, è perché è nato durante il periodo del liceo, sono quelle situazioni da ragazzini che però vanno avanti. Il motore per andare avanti è dato sopratutto dall'affetto e dallo stare insieme, potremmo trovarci per una birra, che la stessa cosa invece investiamo il nostro tempo a fare canzoni, ho iniziato facendo canzoni di altri e poi ci siamo dedicati alle canzoni nostre ed ai testi, li scrivo io: sono canzoni un po' tristi. Non so perché. Forse perché, va bene, siamo più portati inevitabilmente à tirare fuori gli aspetti un po' più problematici, quando si scrivono i testi.... c'è stato un lungo periodo della mia vita in cui ero convinto che fare teatro potesse essere solo un hobby; in effetti, ho avuto delle esperienze lavorative significative, per esempio ho lavorato in banca e però ho capito poi che in qualche modo dovevo risolvere questa cosa e quindi decidere se era possibile vivere facendo solo teatro… e oramai lo sto facendo da diversi anni. Oltre a fare gli spettacoli, io lavoro molto nella formazione quindi con i ragazzi più adulti; tengo dei corsi sopratutto in questi ultimi tre anni, lavoro molto nella costruzione di spettacoli con questi ragazzi. E' un'esperienza veramente importante nel senso che ci sono esperienze in cui molte volte quello che tu porti a casa è molto di più rispetto a ciò che dai, nel senso che ti mette di fronte ad una situazione della vita, che insomma è ricca di tante cose. E anche: fare teatro con questi ragazzi dà un'idea di teatro molto leggera per certi versi; nel senso che, secondo me, il teatro è fatto di delicati equilibri. Ci sono 2 parole chiave: gioco, nel senso più alto del termine, e generosità. E sono convinto che, per esempio, un attore che inizia a recitare con l'idea di “adesso faccio vedere quanto sono bravo” parte male. Però, nello stesso tempo, l'altra faccia della medaglia è che se tu non credi in quello che fai, non puoi aspettarti che gli altri ci credano, insomma...poi è arrivata questa occasione di lavorare con un artista come Angelo Branduardi attraverso un'audizione, mi avevano comunicato del fatto che c'era questa audizione. Mi sono presentato ed è andata bene, insomma.

Questo era a febbraio del 2004, perché, di fatto, tutto poi è iniziato il 1 febbraio 2004. E ovviamente in queste cose conta molto anche la fortuna; c'è il fatto di avere certe caratteristiche fisiche rispetto al personaggio che dovevo interpretare.

E.V.: Pensi che quest'esperienza ti abbia cambiato?

W.T.: La lauda certamente mi ha cambiato, anche perché io ho fatto molti spettacoli nel passato però non ad un livello di questo tipo, questo sopratutto è molto importante per me dal punto di vista personale: il fatto di fare tanti spettacoli tutti insieme, di stare lontano da casa anche per 2 mesi di fila senza mai tornare a casa ed ovviamente dovere sempre andare in scena cercando di dare il miglio di se stessi; è una palestra molto importante, molto significativa nel senso che è una prova vera perchè uno può avere un sacco di problemi. C'è anche questa cosa: il gruppo è molto bello, però ovviamente, sei in giro con persone che comunque non hai scelto, bisogna adattarsi ed entrano in gioco tutte le caratteristiche individuali di una persona. Poi lo abbiamo fatto in tanti contesti diversi. Per esempio, questo è un aspetto molto importante, inevitabilmente – entro certi limiti- cambia il modo di recitare se siamo in un contesto un po' più protetto tipo quello del teatro piuttosto che un palazzetto dello sport, piuttosto che all'aperto. Ci sono dei piccoli accorgimenti rispetto al modo di utilizzare la voce per esempio, in un contesto teatrale più protetto, si può cercare di giocare, utilizzando le tonalità più basse, cercando di dare dei colori diversi ovviamente invece nel contesto aperto, bisogna essere più coinvolgenti, un po' più ampi, un po' più grossi.

E.V.: Puoi evocare per noi il miglior - o il più comico - ricordo di questa esperienza?

W.T.: Ci sono state tante situazioni divertenti... Sicuramente, inevitabilmente, abbiamo fatto più di cento repliche, anche le situazioni in cui c'è qualche problema legato a qualche inconveniente ed anche questa cosa è molto importante: ogni problema deve necessariamente essere risolto. E' capitato che ci fossero degli infortuni, per esempio è capitato ad una ragazza di farsi male in scena e quindi bisognava comunque andare avanti... ha preso una brutta storta e per due mesi non ha potuto più ballare, però bisogna ovviamente andare avanti, trovare una soluzione. Poi, oltretutto - uno degli aspetti più strani ovviamente è stato quello di lavorare con Angelo Branduardi, nel senso che sono molto appassionato di musica, anche la musica italiana cantautorale... è veramente un po' strano trovarsi sullo stesso palco con una persona che è sempre vista come una icona,... però è una persona molto carina, anche dal punto di vista umano. Ricordo particolarmente che forse una delle prime volte in cui veramente mi sono emozionato - emozionato nel vero senso della parola - è stato quando... alla quarta replica, Angelo ha preso la chitarra per fare un bis e ha fatto con noi sul palco, per la prima volta, “Confessioni di un malandrino” che è una canzone meravigliosa, una delle più belle della musica italiana, e li, effettivamente, mi è venuto proprio la pelle d'oca... era un momento di grande emozione.

E.V.: A gennaio la lauda proseguirà all'estero ed il musical sarà un'occasione di continuare a portare il messaggio di San Francesco in Italia...

W.T.: Secondo me, c'è un problema grosso, non è un problema ma il fatto che la ( Lauda ndr) rende diversa, mai in modo molto forte ovviamente, è l'assenza del riferimento di Angelo; è vero io canto, però sono un attore ed è giusto che ci sia per questo tipo d'approccio, cioè nel senso... non possiamo metterci in condizione di cercare di essere Angelo Branduardi, non lo siamo e non lo saremo mai quindi bisogna trovare equilibri diversi per cui dobbiamo metterci nell'ottica che sono i personaggi che si esprimono cantando; però è un lavoro teatrale, molto più teatrale di per sè, se c'è Angelo Branduardi in scena, ovviamente, con la sua personalità, è inevitabile che non è cosi, bisogna ovviamente trovare un equilibro diverso, rendere tutto più organico, più omogeneo anche per riuscire a proiettarci di più perché l'impresa non è da poco, il fatto che sono canzoni importanti, canzoni anche difficili per certi versi e ovviamente caratterizzate fortemente dal fatto che sono sue. Non possiamo correre il rischio di fare karaoke, dobbiamo trovare un modo di dare lo spessore del personaggio Bernardo che canta le canzoni e non io Walter che canta le canzoni; non voglio fare il cantante, voglio fare l'attore... sono equilibri da trovare.

E.V.: Ti sembra che il Musical abbia come la Lauda un messaggio religioso o la natura stessa di questo spettacolo porta a qualcosa di più universale?

W.T.: Da un punto di visto religioso, io sono rimasto molto affascinato dalla figura di san Francesco. Per quello che ne avevo sentito parlare, poi ovviamente per fare questo spettacolo, ho approfondito un po' la conoscenza su questo personaggio ed è inevitabilmente affascinante nel suo essere... in questo suo duplice peso, cioè molto spesso una delle discussioni che viene fatta è se considerarlo più uomo o più santo, è un personaggio di tale grandezza, tale ricchezza, è una figura veramente rivoluzionaria per cui c'eravamo posto delle domande anche in passato rispetto al discorso dell'aspetto mistico del nostro modo di interpretare questi personaggi... io, come tipologia di attore, cerco di trovare quella leggerezza che non corra rischio di sovraccaricare questa cosa perché so che è qualcosa che già ha una sua importanza e nel momento stesso che viene caricata di enfasi... è un problema, quindi solo una strada giusta è quella di una leggerezza consapevole, ovviamente sono equilibri da trovare però è importante cercare di stare lontano dal rischio di fare gli attori.

E.V.: Ma il fatto che questo santo ti accompagna ancora uno, due anni, non ti stanca?

W.T.: No. però non ci impedisce di metterci in gioco anzi, c'è ovviamente la paura di provare un certo senso di inadeguatezza in un progetto di questo tipo; però è bella la possibilità di sperimentarsi, di provare almeno a farlo.

E.V.: Avevi già pensato che un giorno avresti potuto partecipare a un tale progetto?

W.T.: No, non ci ho pensato mai, sono molto fatalista.... vediamo ciò che succede e cerchiamo a risolvere il problema...

E.V.: Per il pubblico cosa potrà demarcare il musical della lauda?

W.T.: Più o meno in sostanza la struttura è la stessa. Il problema è lo stesso di prima. C'è il fatto che ovviamente non ci sarà la figura di riferimento di Angelo Branduardi. E quindi dobbiamo trovare un modo di rendere tutto più organico.

E.V.: Per trovare la personalità propria del musical ?

W.T.: Esatto, saremo più forti come gruppo, sicuramente, nel senso che... perché ovviamente è un cosa bella e anche una cosa logica che nella lauda, c'è la figura di riferimento di Angelo Branduardi, tutti noi in qualche modo e in senso positivo dobbiamo essere giustamente al servizio di una presenza così importante; venendo a mancare questa presenza cosi importante dobbiamo essere forti, noi, come gruppo. per fare in modo che la cosa funzioni.

E.V.: Quale cose sono state adattate per fare della lauda un musical?

W.T.: Allora c'è un nuovo attore, un nuovo attore che in qualche modo ricorderà la figura del narratore e quindi fa un po'... un narratore anche abbastanza giocoso, anche abbastanza divertente, l'idea è di ridare un ritmo. E che sostanzialmente dal punto di vista del contenuto riprende quello che già diceva Angelo nello spettacolo, che introduce e che crea in qualche modo la situazione e poi i piani si sovrapongono, questo è una cosa proprio bella, il corpo di ballo è lo stesso ed è meraviglioso, sono delle ragazze molto, molto brave.

E.V.: E per la musica?

W.T.: Dovremmo cantare sulle basi, ci sarà della musica dal vivo, sarà tutto nuovo... Anche questo è una responsabilità, una cosa nuova ....

E.V.: Come è stata la prima rappresentazione di questo musical?
Quale la reazione del pubblico? È stato entusiasta?

W.T.: il pubblico ha....siccome eravamo in questo teatro dove c'erano qualcosa come 600 persone c'era molta tensione, ovviamente da parte nostra, e quindi la tensione ti porta ad essere concentrato sopratutto su te stesso nel momento stesso in cui riusciamo ad alleggerire riusciremo a dare molto di più…. riusciremo ad essere più tranquilli, più sereni.... però il pubblico ha reagito bene...ritrovarsi insomma in una situazione di questo tipo e ..dobbiamo cercare di stare lontani da queste forme di paragone, questo è veramente un aspetto fondamentale, noi non lo siamo e non lo saremo mai....

E.V.: E quali sono i progetti? c'è un musical previsto ?

W.T.: no, non ancora sappiamo perché per esempio adesso abbiamo ancora, prima che la lauda vada in Germania, abbiamo per esempio a dicembre quattro date, credo che inizierà il musical ad essere distribuito e venduto a partire del 2006 ..

E.V.: Il “Musical” è un genere molto popolare in Italia: girano già molti spettacoli sul Povero d'Assisi. Pensi che questo musical sia solamente uno di più o ha qualcosa in più?

W.T.: Secondo me, anche solo per le canzoni anche solo per quelle, cioè delle canzoni così alte, tipiche di Angelo Branduardi, secondo me non c'era prima, c'è una visione un po' distorta.. innanzitutto è importante questa cosa che comunque questa è una lauda e quindi riprende veramente la connotazione storica della lauda come struttura e purtroppo c'è in Italia l'idea del musical con un po' di riferimento allo stereotipo americano e secondo me questo è un progetto molto più interessante, qualitativamente più interessante, e perché comunque è più organico, è una cosa meno estetica, è più legato insomma e sarà probabilmente un discorso lungo da fare però mi piace molto l'idea che abbia questo tipo di struttura. Nel senso che se si è da definire un musical, però ha delle caratteristiche di profondità che molto spesso i musical non hanno anche rispetto al fatto che sono stati fatti tanti spettacoli sulla figura di San Francesco, però è una figura, nella sua complessità in cui inevitabilmente viene per un motivo o per l'altro banalizzata mentre secondo me grazie soprattutto alle canzoni, qui no.

E.V.: Quale elemento ha più importanza per te ? Lo scenario della scena, il pubblico o il luogo della rappresentazione? Cosa ha più influenza su te?

W.T.: In un contesto non mi lascio condizionare molto nè dal pubblico nè dalla situazione, sono un attore molto di stomaco , mi piace andare nell'ottica di vivere quello che è... per esempio, per certi versi, mi capita di recitare in modo diverso in base a impulsi diversi che arrivano in scena e secondo me è importante avere la capacita di riuscire a seguire questa cosa qua perché questo ci permette di evitare di essere meccanici. si spera, ci si prova, poi non sempre si riesce… però l'idea è questa. Si, per cui sono molto li, sul palcoscenico. Molto stomaco, mi è capitato di fare tanti spettacoli e una delle cose che mi piace tantissimo come approccio mentale è il fatto di mettere un po' da parte... di spegnere il cervello.. di mettere il cervello in off, il clown non pensa, il clown fa, nel senso che… perché altrimenti mentre recito sono concentrato su come sto usando la voce, mi sto giudicando, sono troppe cose insieme, cioè facciamo, c'è generosità ….via, buttar fuori, buttar fuori, si

E.V.: Se un giorno, un produttore proporrebbe di realizzare un film basato sulla struttura del musical, pensi che sarebbe una buona idea?

W.T.: ma secondo me, se n'era parlato anche rispetto a una ipotesi di questo tipo e secondo me ci sono tutte le possibilità qualitative perché possa essere un'operazione interessante..

E.V.: In tal caso, ti piacerebbe partecipare ?

W.T.: si, ovviamente, si !

© Élise Valere

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